ESTORSIONI:GRASSO(FAI),PUNIRE CHI NON DENUNCIA IL PIZZO/ANSA

CRO S0B S41 QBKS ESTORSIONI:GRASSO(FAI),PUNIRE CHI NON DENUNCIA IL PIZZO/ANSA COMMERCIANTI, DUE VOLTE VITTIME (di Lara Sirignano) (ANSA) - PALERMO, 4 GIU - Cedere al ricatto dell' estorsione non è più solo un fatto privato. Il commerciante che paga sovraespone chi ha il coraggio della denuncia e danneggia l'intero circuito economico. Un giudizio duro, espresso dalla Federazione Italiana Antiracket che, stavolta, però, non si limita alle stigmatizzazioni e arriva a proporre una legge che renda obbligatoria, per le vittime del pizzo, la denuncia. Pena, sanzioni amministrative come la chiusura dell'attività. Ma dal coro quasi unanime di politici e magistrati, favorevoli all'idea, seppure con alcuni distinguo, si leva il secco no delle potenziali vittime, commercianti e imprenditori, che dichiarano: «meglio la sanzione della denuncia». Nell'idea, Tano Grasso, presidente onorario della Fai, ci crede davvero. Tanto da farsene portavoce col ministro dell'Interno Giuliano Amato. «Non siamo più agli inizi degli anni Novanta - spiega -, l'epoca di Libero Grassi, quando la ribellione era un gesto eroico. Sono, ormai, in tanti a non pagare. In molte parti di Italia c'è un associazionismo forte che garantisce, insieme alle forze dell'ordine, la sicurezza delle vittime». «In reati come l'estorsione - continua - l'acquiescenza ha conseguenze negative per tutti. Insomma, l'indifferenza non è più un fatto privato». La denuncia obbligatoria, poi, non avrebbe nulla a che fare col codice penale. «Penso a un procedimento amministrativo simile a quello che si adotta per i possessori di stupefacenti», spiega. Le forze dell'ordine dovrebbero «girare» la notizia della condotta al prefetto che, dopo un colloquio con la vittima reticente, potrebbe applicare sanzioni come l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione o la temporanea chiusura dell'attività. Ma, se sulla necessità di «incentivare la reazione delle vittime» magistrati, politici e esponenti delle associazioni di categoria sono sostanzialmente d'accordo, sul metodo le reazioni sono caute. Il presidente della commissione Antimafia Francesco Forgione e il pm della Dda di Palermo Maurizio De Lucia puntano il dito contro chi nasconde, dietro l'alibi della paura, una «convivenza omertosa» e propongono «premi» per chi al pizzo dice no. Diversa l'opinione di Nino Salerno, presidente di Confindustria Palermo e Rosanna Montalto, imprenditrice, responsabile del progetto 'Obiettivo legalita« di Confcommercio che, pur plaudendo a iniziative che spingano alla denuncia, ricordano che »chi paga è anche vittima e che commercianti e imprenditori nutrono un enorme senso di sfiducia nella classe politica da cui si sentono abbandonati«. Fanno muro, invece, i commercianti. »Sarebbe come pagare due volte il pizzo, prima alla mafia e poi allo Stato. Le istituzioni non ci aiutano, quindi anche la denuncia non serve a nulla«, dice Giuseppe Restivo, titolare di un negozio nel centro storico di Palermo, uno dei tanti a cui la proposta di Grasso proprio non piace. E a Palermo chi la pensa in modo diverso è davvero un'eccezione: come Francesco Bertolino che, oltre ad essere commerciante, è uno dei fondatori del comitato »Addiopizzo«.»È arrivato il momento - dice - di mettere lo Stato in condizione di difenderci e ciò può accadere solo se si verifica una precondizione che è la denuncia«. (ANSA).