Savoca II prefetto sospende l'asta della casa della donna che voleva vendere un rene perché in mano a truffatori ed estortori

I Rumia ammessi al fondo vittime del racket

 

 

SAVOCA. Un raggio di sole nella triste vicenda dei coniugi Rumia di Savoca i cui beni sono finiti all'asta dopo essere rimasti vitti¬me di una truffa e di una estorsio¬ne. Il prefetto Stefano Scammac-ca, infatti, ha decretato, con prov¬vedimento del 23 aprile, la so¬spensione dell'asta bandita per la vendita della loro casa nella fra¬zione di San Francesco di Paola, per O recupero dei crediti vantati dall'Agenzia delle Entrate e da privati.

Aurelio Rumia, 58 anni, e la mo glie Anna Pino, 48, sono stati am messi al fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsivc e dell'usura e poiché risulta in corso il procedimento per la concessio¬ne dei benefici previsti dalla nor-

 

mativa vigente, con il parere favo¬revole del Tribunale di Messina acquisito in Prefettura il 23 aprile, lo stesso giorno il preletto ha fir¬mato il decreto che «sospende la decorrenza dei termini» del pro¬cedimento fallimentare in corso presso il Tribunale, in attesa che si concluda il,percorso per il contri¬buto economico alle vittime delle estorsioni e dell'usura. La vicenda dell'imprenditore dol¬ciario Aurelio Rumia è balzata agli onori della cronaca lo scorso anno quando la moglie Anna Pi¬no, costretta sulla sedia a rotelle a causa di una malattia, lanciò un appello per salvare la sua casa dalla vendita all'asta offrendo in cambio un rene ed un occhio. «So¬no paralitica-dichiarò a Gazzetta

 

Anna Pino e Aurelio Rumia

 

del Sud - ma reni e occhi funzio¬nano perfettamente, non c'è nulla da temere. È l'unico modo per aiu¬tare la mia famiglia a salvare la ca¬sa». Già la casa.

È tappezzata dei quadri che Anna dipinge per evadere in qual¬che modo dallo stress quotidiano. «Ogni spazio è stato pensato a mi¬sura di Anna - ci disse il marito -perché potesse muoversi con la sedia a rotelle senza trovare in¬ciampi e ostacoli. Abbiamo pure installato l'ascensore per consen¬tirle di raggiungere il laboratorio e prendere qualche boccata d'aria nella piazza di fronte. Non mi ar¬renderò, non lascerò che mettano Anna sulla strada».

Ci fu un gran clamore, una si¬gnora su una sedia a rotelle che

 

offre un rene in cambio di soldi non poteva passare inosservata, qualcuno si fece avanti per aiuta¬re la famiglia, ma nonpotèevitare che un locale adibito a deposito in via Roma, a Santa Teresa di Riva, acquistato quando l'azienda era fiorente e distribu^a prelibatezze dolciarie prodotteartigianalmen-te secondo anticlie ricette della Valdagrò in tuttajltalia, venisse aggiudicato all'asta al miglior of¬ferente.

L'interessamento deU'ing. Car-melo Cascio, dell'Associazione Solidarietà e Legalità, ha fatto ria¬prire il caso nato in seguito ad una truffa ordita ai danni dei Rumia nel 1999 da sedicenti commer¬cianti palermitani che assieme ad un investimento poi risultato fa-

 

sullo proposto da una ditta di li¬quori dell'Umbria ridusse sul la¬strico la famiglia di Savoca che co¬minciò ad indebitarsi sino a finire nelle mani di usurai senza scrupo¬li che aggravarono ulteriormente la loro posizione anche per la comparsa di una banda di estorto¬ri che minacciava la stessa soprav¬vivenza dei Rumia. Il 28 dicembre venne presentata la domanda per l'accesso al fondo di solidarietà previsto dalla legge 44/99 che Tribunale e Prefettura hanno rite¬nuto meritevole di accoglimento. Gli ultimi sviluppi riguardano la sospensione dell'asta per la vendita della casa mentre è in cor¬so nelle sedi giudiziarie il proces¬so contro i loro carnefici. « (gl-pu-)