“Deputato regionale e prestanome dei boss"La Repubblica Giovedì 14 Ottobre 2010
“Deputato regionale e prestanome dei boss"
Sequestro di beni a Mineo, delfino di
Miccichè
Franco Mineo incastrato da una microspia mentre divide gli affitti di alcuni
immobili con il cassiere del clan dell'Acquasanta. E dice: "Solo, solo che partner
che c'hai...". Eletto nel Pdl, il deputato è vice capogruppo all'Ars di "Forza del
Sud" il nuovo movimento berlusconiano fondato dal sottosegretario alla
presidenza del Consiglio. Mineo è indagato anche per usura
Franco Mineo (a sinistra) con Miccichè
Lo storico clan del rione Acquasanta avrebbe potuto contare su un insospettabile prestanome per
gestire le proprie ricchezze: Franco Mineo, deputato regionale eletto nella lista del Popolo delle
libertà, uno dei grandi sostenitori del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco
Miccichè. Questa mattina, gli agenti del centro operativo Dia di Palermo gli hanno notificato un
decreto di sequestro per tre immobili, firmato dal gip Piergiorgio Morosini su richiesta del
procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dei sostituti Pierangelo Padova e Dario Scaletta. Mineo è
indagato per trasferimento faudolento di valori, con l'aggravante di aver favorito l'organizzazione
Cosa nostra. Stamattina è scattata la perquisizione nell'abitazione del deputato e nel suo ufficio
dell'Assemblea regionale, a Palazzo dei Normanni. A mettere nei guai Franco Mineo sono state le
intercettazioni disposte dalla Direzione distrettuale antimafia: una cimice, piazzata nell'agenzia di
assicurazione gestita dal deputato, avrebbe registrato più di un dialogo imbarazzante.
Periodicamente, Mineo divideva gli affitti dei tre immobili con Angelo Galatolo, ufficialmente solo
un usciere dell'azienda sanitaria 6 di Palermo, in realtà ritenuto dagli inquirenti il cassiere del clan
dell'Acquasanta.
"Mineo e Galatolo erano in società occulta", questa l'accusa contenuta nel decreto di sequestro
preventivo. "Solo, solo che partner che c'hai - dice il deputato regionale all'esponente mafioso, non
sospettando affatto di essere intercettato - guarda, un assegno di 3450 euro...". Angelo, figlio del
boss Gaetano Galatolo, era stato arrestato alcuni anni fa, per estorsione: le dichiarazioni dei
pentiti lo chiamavano in causa come il volto pulito del clan. Ma poi fu assolto. Nel 2002, gli furono
trovati a casa due lingotti d'oro, 32 mila euro in contanti e 81 mila euro di assegni: davvero troppo
per un usciere. E così, gli furono sequestrati i beni. Adesso, l'indagine della Dia chiama in causa
Franco Mineo, che da qualche giorno è al centro del dibattito politico per la nascita di "Forza del
Sud". Mineo è vicecapogruppo all'Assemblea regionale siciliana della nuova formazione filo
berlusconiana creata da Gianfranco Miccichè. Il nome del deputato regionale oggi indagato era
già emerso nei mesi scorsi per alcuni strani contatti con un mafioso in particolare dell'Acquasanta,
Gaetano Scotto, l'uomo al centro dei misteri nella strage Borsellino. Nel 1992, Mineo e Scotto si
sentivano spesso al telefono, così accertò l'allora consulente della Procura di Caltanissetta,
Gioacchino Genchi. Ma cosa avevano da dirsi? Nel maggio scorso, Repubblica lo chiese a Mineo.
La sua risposta fu netta: "All'epoca, Scotto non aveva alcuna pendenza giudiziaria e io da 28 anni
sono assicuratore. Nel mio quartiere tutti si rivolgono a me per una polizza. Anche Scotto l'ha
fatto. Non c'è alcun mistero". Forse, pure Angelo Galatolo sarà stato uno dei clienti del deputato-
assicuratore Franco Mineo. Questa volta, però, non ci sono soltanto i tabulati telefonici ad
accusare il politico del Pdl. Ma le sue stesse parole. La cimice della Dia ha registrato persino i
pesanti giudizi di Mineo su un collaboratore di giustizia, Angelo Fontana, l'unico del clan Galatolo
ad essersi pentito: "I Fontana con voi non hanno niente a che fare - diceva il deputato ad Angelo
Galatolo - non hanno la storia tua". Storia di mafia antica. All'Acquasanta, i Galatolo sono
diventati ricchi e potenti imponendo il ricatto all'interno dei Cantieri navali.
L'indagine della Dia e della Procura prosegue. Mineo e Galatolo risultano indagati anche per
usura. Dalle intercettazioni sono emersi strani prestiti di denaro, con tassi eccessivamente elevati.
Sequestro di beni a Mineo, delfino di
Miccichè
Franco Mineo incastrato da una microspia mentre divide gli affitti di
alcuni
immobili con il cassiere del clan dell'Acquasanta. E dice: "Solo, solo
che partner
che c'hai...". Eletto nel Pdl, il deputato è vice capogruppo all'Ars di
"Forza del
Sud" il nuovo movimento berlusconiano fondato dal sottosegretario alla
presidenza del Consiglio. Mineo è indagato anche per usura
Franco Mineo (a sinistra) con Miccichè
Lo storico clan del rione Acquasanta avrebbe potuto contare su un
insospettabile prestanome per
gestire le proprie ricchezze: Franco Mineo, deputato regionale eletto
nella lista del Popolo delle
libertà, uno dei grandi sostenitori del sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianfranco
Miccichè. Questa mattina, gli agenti del centro operativo Dia di Palermo
gli hanno notificato un
decreto di sequestro per tre immobili, firmato dal gip Piergiorgio
Morosini su richiesta del
procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dei sostituti Pierangelo Padova e
Dario Scaletta. Mineo è
indagato per trasferimento faudolento di valori, con l'aggravante di
aver favorito l'organizzazione
Cosa nostra. Stamattina è scattata la perquisizione nell'abitazione del
deputato e nel suo ufficio
dell'Assemblea regionale, a Palazzo dei Normanni. A mettere nei guai
Franco Mineo sono state le
intercettazioni disposte dalla Direzione distrettuale antimafia: una
cimice, piazzata nell'agenzia di
assicurazione gestita dal deputato, avrebbe registrato più di un dialogo
imbarazzante.
Periodicamente, Mineo divideva gli affitti dei tre immobili con Angelo
Galatolo, ufficialmente solo
un usciere dell'azienda sanitaria 6 di Palermo, in realtà ritenuto dagli
inquirenti il cassiere del clan
dell'Acquasanta.
"Mineo e Galatolo erano in società occulta", questa l'accusa contenuta
nel decreto di sequestro
preventivo. "Solo, solo che partner che c'hai - dice il deputato
regionale all'esponente mafioso, non
sospettando affatto di essere intercettato - guarda, un assegno di 3450
euro...". Angelo, figlio del
boss Gaetano Galatolo, era stato arrestato alcuni anni fa, per
estorsione: le dichiarazioni dei
pentiti lo chiamavano in causa come il volto pulito del clan. Ma poi fu
assolto. Nel 2002, gli furono
trovati a casa due lingotti d'oro, 32 mila euro in contanti e 81 mila
euro di assegni: davvero troppo
per un usciere. E così, gli furono sequestrati i beni. Adesso,
l'indagine della Dia chiama in causa
Franco Mineo, che da qualche giorno è al centro del dibattito politico
per la nascita di "Forza del
Sud". Mineo è vicecapogruppo all'Assemblea regionale siciliana della
nuova formazione filo
berlusconiana creata da Gianfranco Miccichè. Il nome del deputato
regionale oggi indagato era
già emerso nei mesi scorsi per alcuni strani contatti con un mafioso in
particolare dell'Acquasanta,
Gaetano Scotto, l'uomo al centro dei misteri nella strage Borsellino.
Nel 1992, Mineo e Scotto si
sentivano spesso al telefono, così accertò l'allora consulente della
Procura di Caltanissetta,
Gioacchino Genchi. Ma cosa avevano da dirsi? Nel maggio scorso,
Repubblica lo chiese a Mineo.
La sua risposta fu netta: "All'epoca, Scotto non aveva alcuna pendenza
giudiziaria e io da 28 anni
sono assicuratore. Nel mio quartiere tutti si rivolgono a me per una
polizza. Anche Scotto l'ha
fatto. Non c'è alcun mistero". Forse, pure Angelo Galatolo sarà stato
uno dei clienti del deputato-
assicuratore Franco Mineo. Questa volta, però, non ci sono soltanto i
tabulati telefonici ad
accusare il politico del Pdl. Ma le sue stesse parole. La cimice della
Dia ha registrato persino i
pesanti giudizi di Mineo su un collaboratore di giustizia, Angelo
Fontana, l'unico del clan Galatolo
ad essersi pentito: "I Fontana con voi non hanno niente a che fare -
diceva il deputato ad Angelo
Galatolo - non hanno la storia tua". Storia di mafia antica.
All'Acquasanta, i Galatolo sono
diventati ricchi e potenti imponendo il ricatto all'interno dei Cantieri
navali.
L'indagine della Dia e della Procura prosegue. Mineo e Galatolo
risultano indagati anche per
usura. Dalle intercettazioni sono emersi strani prestiti di denaro, con
tassi eccessivamente elevati.