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1 di 1 13/09/2007 20.02
FORGIONE ACCUSA LE BANCHE
'La rete più estesa di connivenza
con gli interessi finanziari della mafia'
E’ andato giù pesante il presidente della Commissione
parlamentare
Antimafia, Francesco Forgione,
deputato eletto nelle file di Rifondazione
Comunista in Sicilia, nell’accusare il
sistema bancario italiano: “La rete più
estesa di connivenza con gli
interessi finanziari della mafia”.
Dopo la presa di posizione di Confindustria, per isolare gli imprenditori che
accettano di pagare il pizzo, la
denuncia del presidente Forgione tende a
stimolare la reazione del sistema
finanziario. Uno dei “santuari del mercato”,
divenuto a suo giudizio un vero e
proprio network di lavatoi, in grado di ripulire gli ingenti capitali
provenienti dai traffici più
illegali.
L’accusa mette in evidenza
l’insignificante denuncia, da parte delle banche, di operazioni sospette. A cui
va ad aggiungersi l’impossibilità
di utilizzo, per carenza legislativa, di strumenti efficaci come l’anagrafe
dei conti correnti e l’anagrafe
degli immobili. In pratica, si ripunta il dito contro “il porto delle nebbie”
degli intrecci tra banche e mafia,
la cui ombra minacciosa rimanda spesso al ponte dei Frati Neri a
Londra ed alla triste fine del banchiere Guido Calvi.
Pretendere una serie di procedure e di documenti per le
piccole operazioni di sportello (vedi versamenti
anche di modesta entità), per
ragioni inerenti controlli antimafia, e negoziare senza sospetto, per via
telematica, le vere operazioni in
questione, è come decidere di combattere gli elefanti con gli
stuzzicadenti.
Sarà pur vero che il potente capo mafioso, dal suo rifugio
di campagna, muoveva mezzo mondo col solo
utilizzo dei “pizzini”.
Ma pensare di far fronte al fenomeno malavitoso con la
semplice fotocopia del
documento allo sportello di una
banca o l’annotazione dei numeri di serie delle banconote versate, è
un’offesa all’intelligenza anche
del più modesto di tutti noi.
di Antonio V. Gelormini