I commercianti denunciano, 62 arresti
Il riciclaggio nei centri estetici più noti
Il
pizzo pure su alcuni lavori all'aeroporto Falcone Borsellino. In manette
gli uomini del mandamento di Tommaso Natale, ma anche sette
insospettabili imprenditori che facevano da prestanome. Finisce in
carcere Filippo Catania, titolare del notissimo centro benessere "O sole
mio" di via Libertà, che sarebbe stato realizzato con i soldi del clan
di Resuttana. Per l'inaugurazione, il boss Maurizio Spataro telefonò al
fratello dell'allora presidente Cuffaro: "Ti faccio avere un invito
anche per Totò"
di SALVO PALAZZOLO
Hanno pagato per anni al clan di Salvatore Lo
Piccolo per ogni appalto che realizzavano, adesso hanno deciso di
denunciare gli esattori del pizzo. Le dichiarazioni di tredici
imprenditori sono state determinanti per l'ultima indagine della squadra
mobile e della Procura di Palermo nei confronti di 63 persone accusate
di aver gestito il mandamento di Tommaso Natale dopo l'arresto di Lo
Piccolo, nel novembre 2007. Ventisei indagati erano già in carcere, per
altre estorsioni. Trentasei sono finiti in manette questa notte. Uno è
ancora ricercato.
Leggi l'elenco degli arrestati
I provvedimenti riguardano presunti mafiosi, ma
anche insospettabili imprenditori che avrebbero fatto da prestanome. I
boss avevano deciso di investire in nuove attività: uno dei più noti
centri benessere del centro città, "O sole mio", sarebbe stato
realizzato con i soldi del capomafia Giovanni Bonanno, della famiglia di
Resuttana. Il titolare, Filippo Catania, è stato arrestato con l'accusa
di associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori.
Il pizzo fu invece pagato per alcuni lavori all'aeropor¬¬to Falcone
Borsellino. Questo è quanto emerge dalle indagini coordinate dai
sostituti procuratori Francesco Del Bene, Lia Sava, Gaetano Paci,
Annamaria Picozzi e Marcello Viola nonché dal procuratore aggiunto
Antonio Ingroia. Il pizzo sarebbe stato pagato anche dalla ditta che ha
ristrutturato la caserma Bighelli dell'Esercito. Il mandamento di
Tommaso Natale estendeva il suo potere dal centro città fino ad alcuni
centri della provincia. Così, pagarono pure gli imprenditori che si
erano aggiudicati l'appalto per la realizzazione di una scuola materna a
Cinisi: quella volta, i boss non pretesero soldi, ma imposero alcune
ditte di fiducia nei subappalti. Il taglieggiamento dei capimafia era
esteso ai cantieri per la costruzione di palazzine private e ai
distributori di benzina.
Tutto questo hanno confermato i tredici imprenditori che nei mesi scorsi
sono stati convocati alla squadra mobile per spiegare quanto emergeva
dalla contabilità trovata nei pizzini di Lo Piccolo. Il pizzo variava
dal tre per cento sull'importo degli appalti ai 50 mila euro dei
cantieri edili privati. I gestori dei distributori pagavano invece 20
mila euro all'anno. Il significato di cifre e codici segnati nei pizzini
è stato spiegato anche da alcuni collaboratori di giustizia che un tempo
era uomini fidati dei Lo Piccolo. Così è emerso il nome del capo della
famiglia di Capaci e Isola delle femmine, Pietro Bruno, e del suo
collega di Torretta, Salvatore D'Anna. Gli altri arresti riguardano
esponenti delle famiglie di Carini, Montelepre, Tommaso Natale,
Sferracavallo, Cardillo, Resuttana e Passo di Rigano. L'inchiesta fa
luce anche su un traffico di droga gestito nel quartiere Zen.
Negli ultimi due anni sono stati ascoltati alla squadra mobile di
Palermo 232 fra imprenditori e commercianti. Solo 61 hanno deciso di
denunciare. "Non siamo ancora di fronte a una ribellione collettiva
contro il racket, il pizzo purtroppo si paga ancora a Palermo, ma
assistiamo a una significativa presa di coscienza da parte degli
operatori economici", dice il vice questore Nino De Santis, che dirige
la sezione Criminalità organizzata della Mobile. "E' un processo
culturale importante e in evoluzione, che è stato favorito dal lavoro
delle associazioni antiracket e adesso deve essere sostenuto sempre di
più dalle associazioni di categorie".
I prestanome. L'ultima indagine ha svelato che i soldi delle estorsioni
venivano reinvestiti in attività lecite attraverso una rete di
insospettabili. In manette sono finiti gli imprenditori edili Michele
Acquisto, Mario Biondo, Giuseppe e Isidoro Lo Cascio, Mario e Antonino
Lucia.
Nel centro benessere di Filippo Catania si erano imbattute anche le
indagini dei carabinieri. Da alcune intercettazioni era emerso che il 15
dicembre 2005 il boss Maurizio Spataro, oggi collaboratore di giustizia,
aveva telefonato addirittura al cellulare di Giuseppe Cuffaro, fratello
dell'allora presidente della Regione Siciliana, per invitarlo
all'inaugurazione del nuovo solarium "O sole mio". Gli disse che avrebbe
portato un invito "anche per Totò". Totò Cuffaro. E un'ora dopo, Spataro
chiamò Catania: "Sto vedendo di fare venire una persona molto speciale",
disse.
In un'altra attività di Filippo Catania, la parruccheria "Loca club" di
viale del Fante, il boss Giovanni Bonanno (assassinato nel gennaio 2006)
avrebbe invece organizzato dei summit di mafia.
|