"Cosa nostra ha ancora un arsenale"
Le mani dei boss sull'ippodromo
Manuel Pasta, ex esattore del clan di San Lorenzo, svela gli ultimi
segreti di Cosa nostra che ha ancora molte armi. I carabinieri e la Dia
arrestano quattro persone. I mafiosi investono i proventi delle
estorsioni nei pub e nei ristoranti del centro città. Corse dei cavalli
truccate con la complicità dei fantini
di
SALVO PALAZZOLO
I
boss di Cosa nostra possono contare ancora su un micidiale arsenale.
Pistole, fucili, mitragliatori, migliaia di munizioni. Uno degli ultimi
pentiti di mafia, Manuel Pasta, ha svelato ai magistrati della Procura
di Palermo che c'è un grande bidone nascosto da qualche parte in città.
"Forse, è ancora nel terreno di un dentista, nella zona del quartiere
Zen", ha confessato il pentito, fino a qualche mese fa un esattore del
pizzo per conto della famiglia di San Lorenzo. "Dentro quel bidone ci
sono le armi di Salvatore e Sandro Lo Piccolo".
I due capimafia sono stati arrestati nel novembre 2007. L'anno scorso, i
carabinieri avevano trovato una parte del loro arsenale. Le armi erano
nascoste dentro un altro bidone, sotterrato in una piccola grotta del
parco di Villa Malfitano, uno dei tesori della città, che custodisce una
magnifica costruzione in stile neo-rinascimentale. Il custode del parco
era uno dei fedelissimi del clan di San Lorenzo
Le dichiarazioni di Pasta hanno fatto scattare un blitz nella notte. I
carabinieri del comando provinciale e gli uomini della Dia hanno
arrestato quattro persone, accusate di aver preso in mano la gestione
del pizzo nel centro città dopo le ultime operazioni antimafia. In
manette sono finiti Sandro Di Fiore, 33 anni; Gioacchino Intravaia, 57
anni; Giovanni Sammarco, 51 anni; Domenico Giordano, 54 anni. Il
provvedimento di fermo porta le firme dei sostituti Marcello Viola, Lia
Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Francesco Del Bene. A coordinare
l'inchiesta è il procuratore aggiunto Antonio Ingroia. I quattro fermati
sono accusati di fare parte del mandamento mafioso di Resuttana, che si
estende dal centro fino alla periferia dello Zen.
Secondo Manuel Pasta, uno dei quattro arrestati doveva essere eliminato
per avere "tradito" i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo ed essersi
alleato con il capomafia nemico Gianni Nicchi. La vittima designata era
Gioacchino
Intravaia, passato tra le fila del "nemico" insieme ad altri due uomini
di onore.
Pasta ha anche spiegato che i capimafia di Resuttana avevano investito i
soldi delle estorsioni in diverse attività, soprattutto nel campo della
ristorazione. E grandi affari avrebbero continuato a fare pilotando le
gare dell'ippodromo.
Racconta il pentito: "Si facevano delle corse truccate. Tramite i
fantini veniva deciso l'esito di una gara e poi si intascavano i
proventi. Certo, a volte non era facile, perché non tutti i fantini
erano compiacenti". E intanto, i vertici dell'ippodromo si sarebbero
anche sottomessi al racket del pizzo. "L'ippodromo pagava 5.000 euro a
Pasqua e a Natale. Versava un ragioniere - precisa Pasta - bassino e
con il pizzetto. Dopo l'arresto di Maurizio Spataro, nel 2008,
l'ippodromo non ha più pagato".
I carabinieri del nucleo investigativo stanno adesso cercando l'arsenale
dei boss. L'anno scorso, a Villa Whitaker furono ritrovate due pistole
semi automatiche calibro 9, due revolver Smith & Wesson, due
mitragliatori di fabbricazione croata con silenziatore, un fucile a
pompa, una granata, migliaia di munizioni, anche da guerra e un
giubbetto antiproiettile.