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La Repubblica Mercoledì 27 Ottobre 2010

"Cosa nostra ha ancora un arsenale"
Le mani dei boss sull'ippodromo

Manuel Pasta, ex esattore del clan di San Lorenzo, svela gli ultimi segreti di Cosa nostra che ha ancora molte armi. I carabinieri e la Dia arrestano quattro persone. I mafiosi investono i proventi delle estorsioni nei pub e nei ristoranti del centro città. Corse dei cavalli truccate con la complicità dei fantini

di SALVO PALAZZOLO
 

I boss di Cosa nostra possono contare ancora su un micidiale arsenale. Pistole, fucili, mitragliatori, migliaia di munizioni. Uno degli ultimi pentiti di mafia, Manuel Pasta, ha svelato ai magistrati della Procura di Palermo che c'è un grande bidone nascosto da qualche parte in città. "Forse, è ancora nel terreno di un dentista, nella zona del quartiere Zen", ha confessato il pentito, fino a qualche mese fa un esattore del pizzo per conto della famiglia di San Lorenzo. "Dentro quel bidone ci sono le armi di Salvatore e Sandro Lo Piccolo".

I due capimafia sono stati arrestati nel novembre 2007. L'anno scorso, i carabinieri avevano trovato una parte del loro arsenale. Le armi erano nascoste dentro un altro bidone, sotterrato in una piccola grotta del parco di Villa Malfitano, uno dei tesori della città, che custodisce una magnifica costruzione in stile neo-rinascimentale. Il custode del parco era uno dei fedelissimi del clan di San Lorenzo

Le dichiarazioni di Pasta hanno fatto scattare un blitz nella notte. I carabinieri del comando provinciale e gli uomini della Dia hanno arrestato quattro persone, accusate di aver preso in mano la gestione del pizzo nel centro città dopo le ultime operazioni antimafia. In manette sono finiti Sandro Di Fiore, 33 anni; Gioacchino Intravaia, 57 anni; Giovanni Sammarco, 51 anni; Domenico Giordano, 54 anni. Il provvedimento di fermo porta le firme dei sostituti Marcello Viola, Lia Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Francesco Del Bene. A coordinare l'inchiesta è il procuratore aggiunto Antonio Ingroia. I quattro fermati sono accusati di fare parte del mandamento mafioso di Resuttana, che si estende dal centro fino alla periferia dello Zen.

Secondo Manuel Pasta, uno dei quattro arrestati doveva essere eliminato per avere "tradito" i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo ed essersi alleato con il capomafia nemico Gianni Nicchi. La vittima designata era Gioacchino
Intravaia, passato tra le fila del "nemico" insieme ad altri due uomini di onore.

Pasta ha anche spiegato che i capimafia di Resuttana avevano investito i soldi delle estorsioni in diverse attività, soprattutto nel campo della ristorazione. E grandi affari avrebbero continuato a fare pilotando le gare dell'ippodromo.

Racconta il pentito: "Si facevano delle corse truccate. Tramite i fantini veniva deciso l'esito di una gara e poi si intascavano i proventi. Certo, a volte non era facile, perché non tutti i fantini erano compiacenti". E intanto, i vertici dell'ippodromo si sarebbero anche sottomessi al racket del pizzo. "L'ippodromo pagava 5.000 euro a Pasqua e a Natale. Versava un ragioniere  -  precisa Pasta  -  bassino e con il pizzetto. Dopo l'arresto di Maurizio Spataro, nel 2008, l'ippodromo non ha più pagato".

I carabinieri del nucleo investigativo stanno adesso cercando l'arsenale dei boss. L'anno scorso, a Villa Whitaker furono ritrovate due pistole semi automatiche calibro 9, due revolver Smith & Wesson, due mitragliatori di fabbricazione croata con silenziatore, un fucile a pompa, una granata, migliaia di munizioni, anche da guerra e un giubbetto antiproiettile. 

 

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Ultimo aggiornamento: 21-04-12                                          Supporto Tecnico Webmaster:

21/04/2012