Spatuzza riconosce un uomo dei servizi
"Era vicino all'autobomba per Borsellino"
Il mafioso oggi collaboratore di giustizia
indica il funzionario dell'Aisi Lorenzo Narracci: "Somiglia all'estraneo
presente nel garage dove fu preparato l'attentato". Ma non c'è la
certezza che si tratti della stessa persona. Salvatore Borsellino:
"Siamo a un passo dalla verità"
1992 - Una scena della strage di via D'Amelio
PALERMO - C'era un
uomo estraneo a Cosa Nostra nel garage in cui si preparava l'autobomba
che avrebbe ucciso il giudice Paolo Borsellino in via D'Amelio. Un uomo
che, secondo il pentito di mafia Gaspare Spatuzza, somiglia a Lorenzo
Narracci, funzionario dei servizi segreti attualmente in servizio all'Aisi.
Spatuzza lo ha indicato per due volte: prima in foto, poi, oggi, in un
confronto all'americana presso la Dia di Caltanissetta. La procura
raccomanda prudenza, sottolineando che il pentito non ha potuto dirsi
certo "al cento per cento" che Narracci e l'estraneo che vide nel garage
nel '92 siano la stessa persona. Ma Salvatore Borsellino, fratello del
magistrato ucciso, dichiara che "forse oggi siamo a un passo dalla
verità".
Il riconoscimento di Spatuzza. In un confronto
all'americana, a Spatuzza sono state mostrate più persone simili di
aspetto, dietro a un vetro. Tra queste il funzionario dei servizi. E il
pentito non avrebbe avuto esitazioni nel riconoscere in Narracci lo
stesso individuo mostratogli in foto nei mesi scorsi e da lui allora
indicato come somigliante "alla persona estranea a Cosa nostra" che era
nel garage dove fu imbottita di tritolo l'auto usata per la strage di
via D'Amelio. Ma, ha affermato Spatuzza, secondo quanto si è appreso
successivamente, di non essere certo al 100 per cento che si tratti
della stessa persona presente ai preparativi dell'eccidio, pur ribadendo
la somiglianza tra i due.
Lo 007 già indagato per via D'Amelio.Narracci, ex funzionario del Sisde tuttora in servizio
all'Agenzia per la sicurezza interna (Aisi), è già indagato dalla
procura di Caltanissetta nell'ambito dell'inchiesta sulla strage del '92
in via D' Amelio a Palermo in cui vennero fatti saltare in aria con un'autombomba
il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e cinque poliziotti di scorta.
Il funzionario, dopo la notizia del suo coinvolgimento nell'inchiesta, è
stato allontanato dal suo precedente incarico e destinato ad altri
compiti all'interno dell'Aisi.
Alla Dia Narracci è stato riconosciuto anche da Massimo Ciancimino,
figlio di Vito, ex sindaco di Palermo colluso con la mafia, che da mesi
racconta ai magistrati i retroscena sulla cosiddetta 'trattativa' tra lo
Stato e Cosa nostra. Per Massimo Ciancimino, Narracci è "l'uomo che in
un'occasione incontrò il padre nella sua abitazione". Oltre alla
"ricognizione", tra Ciancimino e l'agente c'è stato anche un confronto:
Narracci ha negato di avere mai visto Ciancimino e suo padre.
Ma di Lorenzo Narracci si sarebbe parlato anche in una delle ultime
sedute del Copasir. Il 13 ottobre, nel corso dell'audizione del
direttore dell'Aisi, Giorgio Piccirillo, alcuni componenti del Comitato
per la sicurezza della Repubblica avrebbero chiesto la rimozione del
funzionario e in particolare dall'Aisi. Una rimozione già sollecitata
precedentemente, quando a inizio luglio il comitato affrontò il caso di
fronte al direttore del Dis, Gianni De Gennaro
Salvatore Borsellino: "Nessuno intralci i magistrati".
"Da anni sostengo che mio fratello è stato ucciso perché si è messo di
traverso alla trattativa tra la mafia e lo Stato. Forse siamo a un passo
dalla verità". Così Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso
nella strage di via D'Amelio. "Speriamo che nessuno intralci quei
magistrati eccezionali che stanno stanno togliendo il velo per arrivare
alla verità: Antonino Ingroia, Nino Di Matteo e Sergio Lari".
Borsellino, in qualità di responsabile del movimento delle Agende Rosse,
annuncia di aver organizzato per il 20 novembre una manifestazione in
quattro città (Palermo, Roma, Firenze e Milano) "per sostenere proprio
questi magistrati". "Ho grande paura che possa succedere qualcosa -
avverte il fratello di Paolo Borsellino -. Il pericolo può arrivare da
quelle stesse persone che hanno messo le bombe in via D'Amelio, e non mi
riferisco ai mafiosi. Tutto è legato a quell'infame trattativa tra Stato
e mafia".