12 settembre 2007
Arriva il tutor antiracket per
sostenere gli imprenditori del Sud
di Claudio Tucci
«Arrivano i patti individuali per la sicurezza». Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Giuliano Amato al Viminale, nel corso della conferenza stampa per la
presentazione del progetto di un tutor antiracket per
il Mezzogiorno. «Non potevamo non dare seguito all'iniziativa di Confindustria», sottolinea il
ministro Amato, evidenziando come l'obbligo di denuncia imposto
dall'associazione degli industriali ai propri associati, abbia rappresentato un
segnale importante di contrasto verso ogni forma di connivenza, neanche coatta,
con la criminalità, che lo Stato è tenuto a cogliere.
A tal fine, spiega Amato, abbiamo messo a
punto un apposito progetto che lega in un patto i tre soggetti più
importanti, cioè l'impresa ovvero la sua associazione territoriale, la prefettura
e l'associazione antiracket. Ognuno dei soggetti interni al patto porta con sé
diritti e doveri reciproci. Nel dettaglio, l'impresa nazionale o
internazionale, sia essa già operante nel territorio sia essa desiderosa di
entrare nel ciclo economico di quel territorio, si assume, tra gli altri,
l'obbligo di denunciare ogni forma di comportamento illecito, mentre lo Stato
s'impegna a fornire, per l'impresa in procinto di aprire l'attività, tutte le
assistenze nello svolgere gli adempimenti amministrativi, e, anche per le
altre, idonee forme di copertura antiraket.
Accompagnamento e tutela, spiega Amato, rappresentano
le coordinate di riferimento che il progetto intende perseguire, rivendicando
per lo Stato un ruolo importante nella lotta al racket. Per favorire tale
compito, il ministro Amato ha annunciato che nella Finanziaria per il 2008 sarà
contenuto l'impegno di dotare più uomini per la sicurezza.
«Abbiamo bisogno di più Stato, che garantisca
maggior sicurezza», è il giudizio positivo del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo all'annuncio di Amato di aumentare le forze
dell'ordine impegnate nel territorio. Montezemolo sottolinea, poi, come il progetto che parte dalla Sicilia
«non rappresenti assolutamente per Confindustria
un'iniziativa di marketing». Per Montezemolo,
infatti, la partecipazione di Confindustria al
progetto, oltre a rappresentare un forte segnale di senso civico e di assunzioni di responsabilità per il bene comune,
rappresenta un vero e proprio cambiamento culturale, che rafforza «il messaggio
che non è più inevitabile, ineludibile per
l'imprenditore pagare il pizzo».
Il patto antiracket partirà in via sperimentale in sei località: Lamezia Terme, Gela, Napoli, Messina e Siracusa, oltre che in una zona compresa tra Caserta e Napoli. Se la sperimentazione è positiva, assicura il ministro, l'iniziativa verrà prontamente estesa a tutta la penisola. Il progetto, continua Amato, fa riferimento alla federazione antiracket e vedrà nel presidente, Tano Grasso il coordinatore, che tiene a precisare come «in tema di mafia, la sicurezza dell'impresa dipenda tanto dallo Stato tanto dal singolo imprenditore, chiamato a un importante atto di esposizione». Per Amato, infine, sarebbe opportuno estendere il patto anche ad altri operatori economici, come, per esempio, i commercianti, fra i più colpiti dal racket